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Il "redditest": di prossima pubblicazione il software per verificare la coerenza col redditometro

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E’ recente la notizia diffusa da Attilio Befera, direttore dell’Agenzia delle Entrate,  con la quale ha illustrato le caratteristiche essenziali ed innovative del “nuovo redditometro” per il quale a breve sarà utilizzabile un software per verificare la coerenza da parte del contribuente al nuovo sistema di accertamento induttivo.

Lo strumento

Il nuovo redditometro è il risultato dell’ innovazione introdotta in materia di accertamento sintetico, elaborato al fine di rendere più efficiente la ricostruzione sintetica del reddito del contribuente da parte dell’amministrazione finanziaria, e tener conto del mutato contesto socio-economico.

Le voci di spesa rilevanti

L’Agenzia delle Entrate  ha individuato 100 voci di spesa che contemplano i diversi aspetti della vita quotidiana di un contribuente (includendo gli incrementi patrimoniali effettuati al netto dei disinvestimenti e spese comuni come gli alimentari, abbigliamento, calzature, ecc., che normalmente sostiene una famiglia del tipo previsto, che vive in una determinata area geografica), mentre il vecchio redditometro, disciplinato dal DM 10 settembre 1992, ancora applicabile agli accertamenti sintetici relativi agli anni d’imposta fino al 2008, valorizzava beni di riferimento ormai obsoleti.

Le voci di spesa oggi individuate sono riconducibili a sette categorie: abitazione, mezzi di trasporto, assicurazioni e contributi, istruzione, tempo libero e cura della persona, investimenti immobiliari e mobiliari netti e altre spese significative Il decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze, di futura pubblicazione, che stabilirà le modalità utili per la determinazione sintetica del reddito complessivo del contribuente, sarà incentrato prevalentemente: ‐ sulle spese presenti in Anagrafe tributaria;  sulle spese stimate il cui valore è ottenuto applicando una valorizzazione a dati certi; in via residuale sulla spesa media Istat che fotografa le spese medie di tipo corrente (alimentari, abbigliamento, calzature, etc.) sostenute da ogni tipologia di famiglia che vive in una determinata area geografica.

I dati a disposizione del fisco attraverso il sistema “Serpico”

Secondo l’Agenzia delle Entrate con il nuovo strumento viene valorizzato adeguatamente il patrimonio informativo di cui già a sua disposizione, implementato con i dati provenienti dallo “spesometro” e con i movimenti bancari, collegando a dati certi il necessario confronto con il contribuente e riducendo al minimo l’incidenza delle presunzioni. Questo è naturalmente da dimostrare, dato il riferimento alla spesa media Istat.

L’obbligo del contraddittorio col contribuente

La novità più rilevante che caratterizza il nuovo redditometro è  l’introduzione del “contraddittorio necessario”. Il contribuente viene chiamato a fornire all’amministrazione dati e notizie rilevanti per la ricostruzione sintetica del reddito, prima dell’avvio di un procedimento di accertamento con adesione vero e proprio, ai sensi dell’art. 5 del D.Lgs. n. 218/97.

La verifica col nuovo software: con il verde sei coerente e con il rosso incoerente

L’Agenzia ha realizzato un software di autodiagnosi stand-alone denominato Redditest, che sarà reso disponibile a breve, per consentire in autonomia una preventiva verifica della coerenza tra il reddito prodotto dal nucleo familiare e le spese sostenute nell’anno (si ricorda che sarà applicato già dall’anno d’imposta 2009). I dati inseriti rimangono noti solo al contribuente e non ne rimane alcuna traccia sul web. Nel calcolo del Redditest, a ciascun dato inserito, è attribuito un coefficiente che misura la relazione tra l’elemento di spesa conosciuto e il reddito complessivo, assorbendo anche la relazione tra altri elementi non conosciuti, ma correlati con quello noto, e il reddito stesso. Il risultato che apparirà darà un risultato verde di coerenza o rosso di incoerenza. Tale strumento di autodiagnosi consentirà al contribuente di verificare per gli anni 2009-2010-2011 e preventivamente per il 2012 la “coerenza” tra il reddito familiare, rispetto alla capacità di spesa manifestata nell’anno di riferimento.

Ultimo aggiornamento Venerdì 02 Novembre 2012 10:03

Nessuna retroattività su riduzione IRPEF; L'IVA forse ferma al 21% ed al 10%

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Con grande probabilità nessuna retroattività estendibile all’anno corrente sarà introdotta sulle detrazioni e deduzioni fiscali. E’ quanto traspare dalle dichiarazioni del relatore Beretta in merito alle modifiche della legge di “Stabilità”.

Nel 2012, pertanto, dovrebbero restare invariate le aliquote IRPEF ed, al contempo, non si dovrebbe registrare l’aumento di un punto percentuale dell’IVA nel Luglio 2013.

Nel 2013, invece, dovrebbero essere confermate le misure relative alla franchigia di € 250,00 sugli oneri detraibili, al plafond degli € 3.000,00 oltre il quale gli oneri si riterranno indetraibili ed alla stretta sugli sconti fiscali.

Secondo quanto riferito dal relatore Beretta, sarà proprio l’eliminazione del taglio delle aliquote IRPEF a permettere di mantenere fissa l’IVA al 10%, che “incide sui beni di consumo base”. Le risorse rimanenti saranno indirizzate sul lavoro.

Novità riguardano il Fondo di 900 milioni di euro di gestione governativa, che verrà “qualificato” devolvendolo al comparto sociale.

Per ora si tratta di notizie meramente ufficiose derivanti dai colloqui interparlamentari rivolti alla modifica del testo normativo secondo le decisioni dei singoli schieramenti politici.

Il testo della nuova finanziaria dovrebbe anche approdare ad una redistribuzione delle risorse su lavoratori dipendenti e imprese.

Nello specifico la tempistica degli interventi dovrebbe puntare dapprima ad evitare l’aumento dell’IVA e, successivamente, alla redistribuzione delle risorse residue del mancato taglio delle aliquote al costo del lavoro, privilegiando per il 2013 i lavoratori dipendenti. Dal 2014, una volta valutate le risorse disponibili, si procederà a sostenere le imprese”. Non è escluso che parte delle risorse aggiuntive, accumulate attraverso la “spending review” ed eventuali dismissioni, possano essere ripartite su altri fondi, destinati anche alle famiglie.

 

Approvato il nuovo modello di dichiarazione IMU

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Con il DM 30 ottobre 2012 è stato approvato il modello di dichiarazione IMU, unitamente alle relative istruzioni.

Nelle istruzioni per la compilazione del modello è stato precisato che rimangono valide, anche ai fini dell’IMU, le dichiarazioni ICI presentate, in quanto compatibili, secondo quanto previsto dall’art. 13, comma 12-ter del DL n. 201/2011, conv. L. n. 214/2011.

È stato confermato che la dichiarazione IMU non deve essere presentata quando:
- gli elementi rilevanti ai fini dell’imposta dipendono da atti per i quali risultavano applicabili le procedure telematiche relative al modello unico informatico (MUI);
- il contribuente ha seguito le specifiche modalità per il riconoscimento di agevolazioni stabilite dal Comune nel proprio regolamento.

L’abitazione principale, di regola, non va dichiarata, perché le informazioni sono tratte dall’anagrafe (questo vale anche per la maggiorazione della detrazione di 50 euro per ciascun figlio convivente di età non superiore a 26 anni).

Un’eccezione riguarda il caso dei coniugi con residenze in immobili diversi all’interno dello stesso Comune.

Fermo restando che l’obbligo dichiarativo sorge soltanto nei casi in cui sono intervenute variazioni rispetto a quanto dichiarato ai fini dell’ICI, nonché nei casi in cui si sono verificate delle variazioni che non sono conoscibili dal Comune, la dichiarazione IMU deve essere presentata quando:

- gli immobili godono di riduzioni d’imposta;

- il Comune non è in possesso delle informazioni necessarie sugli immobili per determinare l’IMU.      Fra gli immobili che devono essere dichiarati in quanto godono di riduzioni d’imposta rientrano:

-           i fabbricati dichiarati inagibili o inabitabili per i quali la dichiarazione deve essere presentata soltanto quando si perde il diritto alla riduzione del 50% della base imponibile IMU;

-          i fabbricati di interesse storico o artistico, gli immobili per i quali il Comune ha deliberato delle riduzioni dell’aliquota ai sensi dell’art. 13, comma 9 del DL 201/2011;

-           i fabbricati “beni merce” per i quali il Comune ha deliberato la riduzione dell’aliquota;

-           i terreni agricoli, nonché quelli non coltivati, posseduti e condotti da coltivatori diretti e IAP.

L’art. 13, comma 9 del DL 201/2011, inoltre,  consente ai Comuni di ridurre l’aliquota IMU di base fino allo 0,4% in relazione ad una o più delle seguenti tipologie immobiliari:


- immobili non produttivi di reddito fondiario a norma dell’art. 43 del TUIR, ossia gli immobili (in prevalenza fabbricati) utilizzati esclusivamente per l’esercizio di arti o professioni (es. studio professionale), nonché gli immobili (terreni e fabbricati) relativi ad imprese commerciali, siano essi immobili strumentali, merce o patrimoniali;

- immobili posseduti da soggetti passivi IRES;

- immobili locati.

Dichiarazione solo per gli immobili locati ante 1° luglio 2010

Con riferimento agli immobili locati le istruzioni contengono un’importante precisazione
Tutti gli immobili locati o affittati, infatti, dovranno essere dichiarati soltanto se il Comune ha deliberato la riduzione dell’aliquota di base (0,76%).

Nel caso in cui il Comune abbia deliberato un’aliquota ridotta, inoltre, la dichiarazione IMU non deve essere presentata se i contratti di locazione o di affitto sono stati registrati dal 1° luglio 2010 (da tale data, infatti, al momento della registrazione devono essere comunicati al competente ufficio dell’Agenzia delle Entrate anche i relativi dati catastali ai sensi dell’art. 19, commi 15 e 16, del DL 31 maggio 2010 n. 78, conv. L. 30 luglio 2010 n. 122).
Rimangono obbligati alla presentazione della dichiarazione IMU gli immobili locati o affittati i cui contratti sono stati registrati prima del 1° luglio 2010, a meno che i relativi dati catastali non siano stati comunicati con il modello CDC al momento della cessione, della risoluzione o della proroga del contratto (art. 19 del DL 78/2010).

Infine, la dichiarazione non va presentata anche nel caso in cui il Comune ha previsto, ai fini dell’applicazione dell’aliquota ridotta, specifiche modalità per il riconoscimento dell’agevolazione (quali, ad esempio, l’assolvimento da parte del contribuente di particolari adempimenti formali, la consegna del contratto di locazione o la presentazione di un’autocertificazione).

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