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Entro il 12 Dicembre 2013 la comunicazione dei beni e finanziamenti dei soci

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            La comunicazione dei beni concessi in godimento ai soci, ed i  finanziamenti  concessi dai socie medesimi in favore delle imprese relativi all’anno  2012, dovranno essere comunicate entro il 12 dicembre 2013.

La comunicazione

            La comunicazione deve essere trasmessa attraverso i canali telematici dell’Agenzia, Entratel o Fisconline, direttamente o tramite intermediari autorizzati.

I beni concessi in godimento ai soci

            Con il provvedimento del direttore dell’Agenzia delle Entrate, che sostituisce il provvedimento del direttore dell’Agenzia del 16 novembre 2011, vengono indicati modalità e termini della comunicazione all’Anagrafe tributaria dei dati relativi ai beni dell’impresa concessi in godimento ai soci o ai familiari. La comunicazione dei dati deve essere effettuata per ogni bene concesso in godimento nel periodo d’imposta, qualora esista una differenza tra il corrispettivo annuo relativo al godimento del bene e il valore di mercato del diritto di godimento. L’obbligo sussiste anche se il bene è stato concesso in godimento in periodi precedenti, nel caso in cui ne permanga l’utilizzo nell’anno di riferimento della comunicazione.

            Sono chiamati all’adempimento coloro che esercitano attività d’impresa, sia individualmente sia in forma collettiva, quindi: imprenditori individuali, società di persone, società di capitali, società cooperative, stabili organizzazioni di società non residenti, associazioni (limitatamente ai beni relativi alla sfera commerciale). In alternativa, può provvedervi lo stesso socio o familiare che ha ricevuto il bene in godimento.

Sono invece dispensate le società semplici.

            Gli elementi richiesti sono: codice fiscale e dati anagrafici del “beneficiario” (per i non residenti, anche Stato estero), informazioni circa l’utilizzo del bene, data della concessione (data di inizio e fine), corrispettivo versato, valore di mercato del bene. Il provvedimento, come accennato, riduce inoltre le informazioni da inviare all’Anagrafe tributaria. Rimangono infatt fuori dalla comunicazione: - i beni concessi in godimento agli amministratori della società, - i fringe benefit (articoli 51 e 54 del Tuir) dei soci dipendenti o lavoratori autonomi, - i beni concessi in godimento all’imprenditore individuale, - i beni di società ed enti associativi (anche non residenti) che svolgono attività commerciale concessi in godimento a enti non commerciali soci, che utilizzano tali beni per fini esclusivamente istituzionali, - gli alloggi delle cooperative edilizie di abitazione a proprietà indivisa concessi ai soci, - i beni a uso pubblico per i quali è prevista l’integrale deducibilità dei costi, nonostante l’utilizzo privatistico riconosciuto per legge, - i finanziamenti concessi ai soci o ai familiari dell’imprenditore. L'obbligo della comunicazione non sussiste, inoltre, quando i beni concessi in godimento al socio o familiare dell'imprenditore, inclusi nella categoria “altro” del modello (cioè, diversi da autovetture e altri veicoli soggetti a registrazione, unità da diporto, aeromobili e immobili), siano di valore non superiore a tremila euro, al netto dell’imposta sul valore aggiunto

I Finanziamenti dei soci o familiari

            L’impresa che riceve, nell’anno di riferimento, finanziamenti o capitalizzazioni da parte di soci o familiari di importo inferiore a 3.600 euro non deve comunicarlo all’Agenzia delle Entrate.    E’ questo uno dei principali punti fissati dal Provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate. La comunicazione è inoltre obbligatoria soltanto per i finanziamenti e le capitalizzazioni effettuate a decorrere dall’anno 2012 e l’anzidetto limite riguarda l’ammontare complessivo per ogni tipologia di apporto (finanziamento o capitalizzazione). Nella comunicazione devono essere indicati, oltre al codice fiscale, ai dati anagrafici e per i non residenti lo Stato estero, l’ammontare dei finanziamenti e delle capitalizzazioni erogati da soci o familiari dell’imprenditore nel periodo di imposta. Altra importante semplificazione può essere inoltre rinvenuta nell’esclusione dall’obbligo di comunicazione dei dati relativi a qualsiasi apporto di cui l’Amministrazione sia già in possesso (per esempio il finanziamento effettuato per atto pubblico o scrittura privata autenticata).

Decreto del Fare: finanziamenti agevolati per gli investimenti delle imprese

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PREMESSA

Il “Decreto del Fare”, (Decreto Legge 21 giugno 2013, n. 69 - Disposizioni urgenti per il rilancio dell'economia), ha previsto agevolazioni alle imprese per l’acquisto di macchinari, impianti ed attrezzature.

Ad oggi non sono stati ancora pubblicati i decreti attuativi di cui al comma 5 dell’art 2 del predetto decreto che si riporta in seguito.

Non si conosce, pertanto, a quali tipologie di beni il decreto faccia specifico riferimento e quali saranno le modalità di richiesta/fruizione. Molto probabilmente si premieranno i progetti che avranno ad oggetto beni ad elevato contenuto tecnologico e/o che siano in grado di migliorare la competitività dell’imprese investitrici.

Si è compreso che, comunque, che si tratterà di finanziamenti agevolati e non di sgravi sotto forma di credito d’imposta come è avvenuto in passato per i beni ammortizzabili acquistati ai sensi dell’art 8 L. 388/2000.

La tipologia di finanziamento proposto, inoltre, coprirà, da quello che è dato comprende, soltanto il conto interessi pur potendosi estendere nei limiti dei 2 milioni di euro per azienda all’ intero investimento promosso.

Le modalità di fruizione, inoltre, coinvolgeranno gli istituti bancari convenzionati con il Ministero dello Sviluppo Economico e prevedono l’apposita presentazione di piani d’investimento che saranno sottoposti al vaglio prima della concessione del finanziamento agevolato richiesto.

I soggetti interessati all’investimento, pertanto, prima di procedere all’acquisto dei beni d’investimento faranno bene a temporeggiare in attesa dei decreti attuativi e dell’iter da seguire per la presentazione dei piani d’investimento.

BENEFICIARI

Piccole  e  medie  imprese,  come  individuate  dalla Raccomandazione 2003/361/CE della  Commissione  del  6  maggio  2003. 

PROGETTI AMMISSIBILI

L’acquisto, anche mediante operazioni di leasing finanziario,  di macchinari,  impianti  e  attrezzature  nuovi  di  fabbrica  ad   uso produttivo

AGEVOLAZIONE

 Finanziamenti, con contributo in conto interessi, della durata massima di 5 anni e per  un  valore massimo complessivo non superiore a 2 milioni di  euro  per  ciascuna impresa  beneficiaria,  anche  frazionato  in  più   iniziative di acquisto. I predetti finanziamenti possono coprire fino al cento  per cento dei costi ammissibili.

Il finanziamento può anche essere assistito dalla garanzia del Fondo  di  garanzia  per  le piccole e medie imprese di cui all'articolo 2, comma 100, lettera a),  della  legge  23  dicembre  1996,  n.  662.

PRESENTAZIONE DELLE DOMANDE

 Con decreto del Ministro dello sviluppo economico,  di  concerto con il Ministro  dell'economia  e  delle  finanze  saranno stabiliti  i requisiti e le condizioni di accesso ai contributi, la misura massima e  le  modalità  di erogazione  dei  contributi  medesimi.

 

Si allega l’art. 2 del Decreto:

 

Art. 2

 

(Finanziamenti  per  l'acquisto  di  nuovi  macchinari,  impianti   e attrezzature da parte delle piccole e medie imprese)

 

1. Al fine di accrescere la competitivita' dei crediti  al  sistema produttivo, le  piccole  e  medie  imprese,  come  individuate  dalla Raccomandazione 2003/361/CE della  Commissione  del  6  maggio  2003, possono accedere a finanziamenti e ai contributi  a  tasso  agevolato per l'acquisto, anche mediante operazioni di leasing finanziario,  di macchinari,  impianti  e  attrezzature  nuovi  di  fabbrica  ad   uso  roduttivo.

2. I finanziamenti di cui al comma 1 sono  concessi,  entro  il  31 dicembre 2016, dalle banche aderenti alla convenzione di cui al comma 7, a valere su un plafond di provvista, costituito, per le  finalita' di cui all'articolo 3, comma 4-bis,  del  decreto-legge  10  febbraio 2009, n. 5, convertito, con modificazioni, dalla legge 9 aprile 2009,  n. 33, presso la gestione  separata  di  Cassa  depositi  e  prestiti S.p.A., per l'importo massimo di cui al comma 8.  3. I finanziamenti di cui al comma 1 hanno durata massima di 5 anni dalla data di stipula del contratto e sono accordati  per  un  valore massimo complessivo non superiore a 2 milioni di  euro  per  ciascuna impresa  beneficiaria,  anche  frazionato  in  piu'   iniziative   di acquisto. I predetti finanziamenti possono coprire fino al cento  per cento dei costi ammissibili individuati dal decreto di cui  al  comma 5.

4. Alle imprese di cui al  comma  1  il  Ministero  dello  sviluppo economico concede un contributo, rapportato agli interessi  calcolati sui finanziamenti di cui al comma 2, nella misura massima  e  con  le modalita' stabilite con il decreto di cui al  comma  5.  L'erogazione del predetto contributo e' effettuata in piu' quote  determinate  con il medesimo decreto. I contributi sono concessi  nel  rispetto  della disciplina  comunitaria   applicabile   e,   comunque,   nei   limiti dell'autorizzazione di spesa di cui al comma 8.

5. Con decreto del Ministro dello sviluppo economico,  di  concerto con il Ministro  dell'economia  e  delle  finanze  sono  stabiliti  i requisiti e le condizioni di accesso ai contributi di cui al presente articolo, la misura massima di cui al  comma  4  e  le  modalita'  di erogazione  dei  contributi  medesimi,  le  relative   attivita'   di controllo nonche' le modalita' di raccordo con  il  finanziamento  di cui al comma 2.

6. La concessione dei finanziamenti di  cui  al  presente  articolo puo' essere assistita dalla garanzia del Fondo  di  garanzia  per  le piccole e medie imprese di cui all'articolo 2, comma 100, lettera a), della  legge  23  dicembre  1996,  n.  662,  nella   misura   massima dell'ottanta per cento dell'ammontare del finanziamento. Con  decreto del Ministro dello sviluppo economico, di concerto  con  il  Ministro dell'economia e delle finanze sono disciplinate priorita' di  accesso e modalita' semplificate di concessione della garanzia del Fondo  suL predetti finanziamenti.

7. Per l'attuazione delle disposizioni di cui al presente articolo, il  Ministero  dello  sviluppo  economico,   sentito   il   Ministero dell'economia e delle finanze,  l'Associazione  Bancaria  Italiana  e Cassa depositi e prestiti S.p.A. stipulano una o piu' convenzioni, in relazione  agli  aspetti  di  competenza,  per  la  definizione,   in particolare:

a) delle condizioni e dei criteri di attribuzione alle  banche  del plafond di provvista di cui al comma  2,  anche  mediante  meccanismi premiali che favoriscano il piu' efficace utilizzo delle risorse;

b) dei contratti tipo di finanziamento e di cessione del credito in garanzia per l'utilizzo da parte  delle  banche  della  provvista  di scopo di cui al comma 2;

c) delle attivita' informative, di monitoraggio  e  rendicontazione che svolgono le banche aderenti alla convenzione, con  modalita'  che assicurino piena trasparenza sulla misura.

8. L'importo massimo dei finanziamenti di cui al comma 1 e' di  2,5 miliardi di euro incrementabili, sulla base delle risorse disponibili ovvero che si renderanno  disponibili  con  successivi  provvedimenti legislativi, fino al limite massimo di 5 miliardi di euro secondo gli esiti del monitoraggio sull'andamento  dei  finanziamenti  effettuato dalla Cassa depositi e prestiti S.p.a., comunicato trimestralmente al Ministero dello sviluppo economico ed al  Ministero  dell'economia  e delle finanze. Per far fronte agli oneri derivanti dalla  concessione dei contributi di cui al comma 4, e'  autorizzata  la  spesa  di  7,5 milioni di euro per l'anno 2014, di 21 milioni  di  euro  per  l'anno 2015, di 35 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2016 al 2019, di 17 milioni di euro per l'anno 2020 e di  6  milioni  di  euro  per l'anno 2021.

 

Scarso appeal fiscale per le Società tra professionisti

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Il DL 34 del 08/02/2013 consente la possibilità di costituire (anche sotto forma di società di capitale) delle società tra professionisti (anche tra professionisti appartenenti a più categorie professionali).

            La portata della norma, purtroppo, sembra avere effetti esclusivamente civili ed oganizzativi

            Ai fini fiscali, pertanto, è certamente destinata ad avere scarsissimo appeal per i motivi che seguono.

            Sotto il profilo fiscale, infatti, il reddito prodotto da dette Società continua ad essere inquadrato come reddito da lavoro autonomo (e non d’impresa) e la tassazione di detto reddito avviene, come già avveniva per le associazioni tra professionisti secondo il principio di cassa (e non di competenza).

            Il Ddl Semplificazioni ha, quindi, chiarito il nodo relativo al regime fiscale che, dopo l'approvazione del Regolamento sulle Società tra Professionisti, non era stato sufficientemente compreso. Il reddito prodotto dalle StP seguirà le stesse regole di quello prodotto dagli studi associati: reddito da lavoro autonomo, determinato con criterio di cassa.

            L'imposizione si avrà quindi in capo ai soci, che riceveranno per trasparenza i profitti in proporzione alle quote di partecipazione. Anche l'Irap, come per gli studi associati, sarà dovuta alle StP.Come chiarito direttamente da una nota di Palazzo Chigi: "Alle società costituite ai sensi dell'articolo 10 della legge 12 novembre 2011, n. 183, indipendentemente dalla forma giuridica, si applica, anche ai fini dell'imposta regionale sulle attività produttive di cui al decreto legislativo 15 dicembre 1997, n. 446, il regime fiscale delle associazioni senza personalità giuridica costituite tra persone fisiche per l'esercizio in forma associata di arti e professioni di cui all'articolo 5, comma 3, lettera c) del testo unico delle imposte sui redditi, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917".

I professionisti ed imprenditori che vorranno costituire una società per l'esercizio delle attività professionali regolamentate nel nostro sistema ordinistico, dovranno sottostare, anche ai fini Irap, al regime fiscale previsto per le associazioni senza personalità giuridica costituite tra persone fisiche. Dunque, alle StP si applicherà il regime fiscale proprio degli studi associati.

            Accogliendo l'orientamento dell'Agenzia delle Entrate, il Ddl Semplificazioni interviene anche per chiarire alcuni aspetti della contribuzione dovuta alle Casse di previdenza. In particolare, come stabilito recentemente dall'Agenzia delle Entrate, la fattura emessa dalla società sarà gravata del contributo integrativo che, una volta incassato, andrà versato alla cassa di previdenza di categoria.

            La quota di utile incassata dall'eventuale socio non professionista seguirà invece un doppio binario: se si tratta di un soggetto non imprenditore, si resterà nel campo del lavoro autonomo, con applicazione dell'Irpef; per il socio imprenditore, l'utile (o perdita) ottenuto dalla partecipazione nella StP si cumulerà al proprio reddito d'impresa, secondo le regole della trasparenza fiscale.

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