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La solidarietà passiva negli appalti introdotta dall'art 13 ter del D.L. 83/2012

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La nuova disciplina relativa alla responsabilità negli appalti, prevista dall’art. 13-ter del DL n. 83/2012 convertito, sta determinando forti ritardi nel pagamento dei corrispettivi per le prestazioni effettuate in esecuzione di contratti di appalto.

La responsabilità del subappaltatore

In base a quanto sopra evidenziato oggi l’appaltatore risponde in solido con il subappaltatore, nei limiti dell’ammontare del corrispettivo dovuto, del versamento all’Erario delle ritenute fiscali sui redditi di lavoro dipendente e dell’IVA dovuta dal subappaltatore all’Erario per le prestazioni effettuate nell’ambito del rapporto di subappalto. La responsabilità non sussiste se l’appaltatore acquisisce la documentazione dell’esecuzione dei versamenti.

La norma prevede, inoltre, che l’appaltatore può sospendere il pagamento del corrispettivo al subappaltatore fino all’esibizione della documentazione da parte di quest’ultimo dell’avvenuto adempimento.

La responsabilità del committente

Dal lato del committente esso, non ha la responsabilità solidale dei versamenti di ritenute ed IVA con appaltatore e subappaltatore. Esso è, comunque, soggetto a una sanzione se provvede al pagamento senza aver ricevuto dai fornitori del servizio la documentazione attestante i versamenti e fosse accertato che gli adempimenti non sono stati correttamente eseguiti dall’appaltatore e dal subappaltatore. Sulla base di questa norma, i committenti stanno comunicando ai fornitori che il pagamento del corrispettivo dovuto per la prestazione ricevuta è subordinato alla presentazione della documentazione probatoria.

La documentazione probatoria

In riferimento alla documentazione che prova il regolare versamento da parte del soggetto esecutore dell'appalto delle ritenute e dell'IVA  ad oggi non si sa se sia obbligatoria un' asseverazione rilasciata dai soggetti di cui all’art. 35, comma 1 del DLgs. n. 241/1997 e art. 3, comma 3, lett. a) del DPR n. 322/1988 (dottori commercialisti, CAF, ecc.) oppure sia sufficiente una dichiarazione sostitutiva di atto notorio, ai sensi degli artt. 2 e 47 del DPR n. 445/2000.

Sembra comunque trasparire dalla norma il non obbligo dell'asseverazione e la possibilità di farsi rilasciare un dichiarazione ex DPR 445/2000.

Un ulteriore elemento rilevante è se l’asseverazione o la dichiarazione sostitutiva di atto notorio siano di per sé sufficienti o se, invece, il committente e/o l’appaltatore debba ricevere una documentazione probatoria in allegato modello F24 relativo alle ritenute versate o all’IVA relativa alle prestazioni oggetto del contratto di appalto. Nell'incertezza molti committenti stanno richiedendo, in via meramente precauzionale, la documentazione probatoria in allegato alla asseverazione e/o all'atto notorio.

La normativa che introduce il principio di solidarietà passiva sopra enunciato lascia il campo a molteplici bubbi tra cui:

- la liquidazione periodica dell'IVA dell'esecutore della prestazione può spesso chiudersi con un credito e non già con un debito;

- per le imprese edili in base al principio del “reverse charge”, introdotto nell' art. 17 DPR 633,  è il committente responsabile dell'IVA non versata in quanto l'esecutore emette nei confronti di quest'ultimo fattura senza applicazione dell'IVA;

- con l'incremento del plafond a due milioni di fatturato (il vecchio limite era di € 250.000) una grande quantità d' imprese  potrebbe adottare il regime dell'IVA per cassa. Ciò fa si che l'IVA sulle fatture emesse non verrà versata fino a quando la fattura emessa non verrà riscossa. Tutti coloro i quali si troveranno ad aver adottato tale regime si troveranno in evidente difficoltà a rilasciare la dichiarazione ai sensi dell' art. 13/ter del Dl 83.

Alla luce delle predette perplessità, che rappresentano soltanto alcune di quelle che a breve si paventeranno, si ritiene come di consueto un intervento della prassi ministeriale con risoluzioni e circolari atte ad introdurre i primi chiarimenti.

 

 

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