La recente Manovra 2026 (Legge 199/2025) ha introdotto una significativa restrizione per i contribuenti che intendono utilizzare crediti d’imposta in compensazione. Con l’obiettivo di rafforzare il contrasto all’evasione e accelerare la riscossione, il legislatore ha ridotto drasticamente il limite di morosità oltre il quale scatta il divieto assoluto di compensazione nel modello F24.
Le novità della Manovra 2026
A partire dal 2026, il limite di morosità nei confronti dell’agente della riscossione (Agenzia delle Entrate-Riscossione) viene dimezzato, passando da 100.000 a 50.000 euro. Qualora un contribuente superi questa soglia di debiti scaduti, non potrà più effettuare compensazioni di crediti d’imposta.
Questa disposizione si applica specificamente in presenza di:
- Cartelle di pagamento per le quali sono decorsi 60 giorni dalla notifica.
- Avvisi di accertamento esecutivi decorsi 90 giorni dalla notifica.
- Avvisi di recupero decorsi 60 giorni dalla notifica.
Restano invece irrilevanti ai fini del calcolo della soglia i debiti relativi alle imposte locali. Allo stesso modo, non concorrono alla formazione del limite le somme che sono oggetto di un provvedimento di sospensione (amministrativa o giudiziale) o per le quali è stata ottenuta una dilazione di pagamento.
Perimetro del divieto e deroghe
Il blocco della compensazione è particolarmente severo poiché riguarda la totalità dei crediti d’imposta. Vi rientrano anche i cosiddetti crediti sovvenzionali, ovvero quelli derivanti da incentivi o misure di favore, come il credito d’imposta per ricerca e sviluppo.
Esistono tuttavia alcune importanti eccezioni. Il divieto non si applica a:
- Compensazioni “verticali”: ovvero l’utilizzo di un credito per pagare debito della medesima imposta (es. IVA su IVA).
- Contributi previdenziali e assistenziali: resta possibile compensare crediti maturati a titolo di contributi INPS o premi INAIL.
È fondamentale non confondere questa norma con quella prevista dal D.L. 78/2010, che riguarda morosità superiori a 1.500 euro. Quest’ultima, infatti, presenta maglie meno strette, non inibendo la compensazione dei crediti sovvenzionali né quella verticale.
Gestione del debito e sanzioni
Il contribuente ha la possibilità di estinguere parzialmente il debito a ruolo per scendere al di sotto della soglia dei 50.000 euro e riacquisire così il diritto alla compensazione.
Tuttavia, bisogna prestare attenzione a una criticità evidenziata dall’Agenzia delle Entrate: per ridurre il debito a ruolo non possono essere utilizzati i crediti da bonus fiscali (come i bonus edilizi), in quanto non considerati tributi erariali a tutti gli effetti. Questo crea un paradosso normativo: i debiti derivanti dal recupero di tali bonus contribuiscono a formare la soglia dei 50.000 euro, ma i relativi crediti non possono essere usati per abbattere la morosità stessa.
In caso di violazione del divieto, la procedura prevede lo scarto del modello F24. Se il contribuente non regolarizza la posizione tramite il ravvedimento operoso, è prevista l’applicazione di una sanzione pari al 25% dell’importo non versato.
Decorrenza della nuova soglia
Secondo il principio di tutela previsto dallo Statuto del Contribuente, che impone un preavviso di almeno 60 giorni per i nuovi adempimenti, si ritiene che la riduzione della soglia a 50.000 euro diventerà effettiva per le compensazioni effettuate a partire dal 2 marzo 2026.